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Intervista | Mirkoeilcane e la voglia di umanità

«Che poi a chiamarla barca ci vuole un bel coraggio, stare in tre seduti in mezzo metro di spazio»

di Nadia Macrì - 6 febbraio 2018
1918

Mirko Mancini, in arte Mirkoeilcane, è un giovane cantautore romano. Negli anni lavora come chitarrista in studio e suona dal vivo con diversi artisti. Compone diverse colonne sonore ed è anche impegnato nella scrittura di testi e musica per altri artisti. Nel 2016 decide di avviare una carriera musicale da solista, che viene consacrata con l’uscita del suo primo disco omonimo a gennaio. Nello stesso anno, Mirkoeilcane vince il Premio Bindi, il Premio Incanto, miglior testo e migliore interpretazione di cover al Premio Musica Controcorrente e il suo album figura tra le cinquanta opere prime candidate al Premio Tenco.
Le tematiche sociali e i rapporti affettivi, figurano spesso al centro delle sue canzoni e anche al Festival di Sanremo, tra le Nuove Proposte porta un tema molto attuale che è quello dei viaggi sui barconi raccontato dagli occhi ingenui di un bambino attraverso una canzone parlata. Si intitola Stiamo tutti bene e Mirkoeilcane canta, con tono narrante, il racconto tratto da una storia vera di un bambino che vede scorrere gli eventi davanti a sé. Musicalmente è un brano atipico per il palco dell'Ariston, ma è bello il coraggio dei giovani nell'affrontare temi così forti senza standard preconfezionati e politicamente corretti.

Ma guarda te la iella proprio a me doveva capitare
4 giorni su 'sta barca e intorno ancora solo mare
ma ti pare giusto uno va in vacanza per la prima volta
e quelli li davanti son capaci di sbagliare rotta.


Manca pochissimo al tuo Festival: cosa non manca nella tua valigia?
La mia chitarra. Ovviamente o la chitarra è piccola o la valigia è grande!

Come stai vivendo la tua partecipazione a Sanremo: è un arrivo o una partenza?
È un bellissimo passaggio, è un bellissimo tramite che mi porterà spero ad avere tante persone che si affezionino non solo al brano Stiamo tutti bene, ma a tutto il disco e anche a quello precedente.

Tu arrivi da tanta musica suonata. Ti abbiamo apprezzato al Premio Bindi, al Premio Incanto, al Premio Musica Controcorrente, hai vinto Musicultura. Qualcuno potrebbe chiamarla gavetta, o forse solo percorso come hai detto appena tu… ma quanto è importante confrontarsi e rimettersi in gioco sempre a volte anche solo per le cosiddette nicchie?
Certo, io penso sia decisivo quanto meno per testare quello che è il valore delle cose che uno scrive, anche di quelle canzoni che si tengono nel cassetto, nel quadernino… perché in realtà il motivo per cui si scrivono le canzoni è voler comunicare qualcosa a qualcuno ed però necessario capire i propri limiti ma anche le proprie forze.

Ma ti spaventano invece i grandi numeri che affronterai sul palco dell’Ariston?
I grandi numeri un po’ mi preoccupano, soprattutto per il tema che porto su quel palco e so che qualcuno potrebbe anche dare alla mia canzone un significato sbagliato, però in realtà sono estremamente felice di arrivare e cantare una mia canzone a Sanremo e di poterlo fare a modo mio.

In realtà il tuo brano sanremese non è solo un brano, racconta una storia vera e spesso il tema della canzone divide un po’ il Paese, senti la responsabilità di portare un argomento così delicato e attuale in questo momento che siamo anche piena campagna elettorale?
Io sono un cantautore che con la politica ha poco a che fare, non sono proprio appassionato, la mia voglia è quella di cantare di umanità, ma nella canzone non c’è un giudizio e nemmeno un giudizio politico. E' la cronaca di un viaggio, racconto una storia vista dagli occhi di un bambino senza voler dire ciò che è giusto o ciò che è sbagliato.

Del tuo modo di scrivere, si cattura anche quel riuscire a metterci un po’ di ironia nel raccontare la drammaticità, e mi viene in mente Roberto Benigni… chi sono i tuoi maestri?
Io sono un grande lettore e ascolto tanta musica, sono cresciuto consumando i dischi di Dalla, De Gregori, Fossati, mi ritrovo a giocare con le parole da quando ero piccolo, ma bisogna sempre studiare e continuerò a per affinare la scrittura.

E tra i big in gara c’è qualche artista per cui tifi o sei felice di ritrovartelo nei corridoi?
Ti dico la verità, proprio tifare no, però mi incuriosisce molto la canzone di Lucio Dalla che porta a Sanremo Ron.

E invece fra i giovani chi ti incuriosisce di più musicalmente?
Mi piacciono tutte le canzoni e siamo tutti amici. C’è molta poca competizione, almeno da parte mia c’è poca competizione e ritengo sia così anche per gli altri, siamo lì a vivere questa esperienza con entusiasmo.

In chiusura una domanda semi-seria: qual è la tua nota musicale preferita e perché?
Non ci ho mai pensato! Aiuto, non te lo so dire! Aspetta fammi pensare.. è il LA perché una canzone che mi ha portato molta fortuna inizia con il LA.


Dai te la do per buona! 


L'autore

Nadia Macrì

Nadia Macrì, è nata nel 1977 a Zurigo, ma ha vissuto anche in altre città italiane, isole comprese.
Non è chiaro se per vocazione o per bisogno, alterna pittura, radio, canto, web e scrittura all'arte della medicina. Segue con particolare interesse gli artisti emergenti e ama tutto ciò che è alternativo.
Ha all'attivo diverse collaborazioni con emittenti radiofoniche, case discografiche e portali musicali. Collabora con diverse associazioni locali e nazionali per la realizzazione di eventi musicali, ma ama soprattutto comunicare con gli artisti attraverso le sue interviste che conclude sempre con la stessa domanda semi-seria: qual è la nota musicale preferita. Quasi a voler costruire una melodia aggiungendo una nota per volta.
Di se stessa dice: "Ci sono quelli che sanno tenere i piedi per terra. E chi ha sempre la testa fra le nuvole. Nadia è a metà. Tra terra e cielo”.
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