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A tutto rap con Peligro

"Il rap ha una versatilità che gli altri generi non hanno e sarebbe uno spreco e un peccato non approfittare di questa “marcia in più” per parlare veramente di qualunque cosa".

di Nadia Macrì - 2 gennaio 2017
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Peligro, all’anagrafe Andrea Mietta, è un rapper milanese classe ’92. Appassionato di musica fin da piccolo, comincia a dedicarvisi all’età di 14 anni. Nel 2011 scrive il suo primo album, Scontento, il cui coordinamento artistico è affidato al produttore argentino Hernan Brando (Hotel Buena Vida). Nel 2012 pubblica EP-Centro, realizzato in collaborazione con due rapper della scena milanese, Rike e Seppiah. Nel 2013 esce il suo secondo album, Musica Dannata, continuando la collaborazione con Hernan Brando. Il 2 marzo 2015, Peligro pubblica Training Camp pt.1, prima parte dell’omonimo mixtape, la cui seconda parte, Training Camp pt.2 viene pubblicata il 14 aprile. La terza ed ultima parte dell’album, Training Camp pt.3, esce il 4 giugno 2015. L’8 aprile 2016, Peligro pubblica il suo terzo disco ufficiale, Tutto Cambia, distribuito da Artist First, e nell’estate porta in giro per l’Italia il suo lavoro salendo su importanti palchi come quello del Deejay On Stage a Riccione, quello del MEI di Faenza e quello del Tour Music Fest di Roma.

Il nuovo lavoro dal titolo Assoluto (Bollettino Edizioni Musicali/Artist First), pubblicato lo scorso dicembre,  è composto da cinque tracce che, pur mantenendo una complessiva integrità nel sound, toccano mondi diversi e rendono l’EP molto vario nell’esplorazione musicale. La release, prodotta da Hernan Brando, alterna sonorità elettroniche a inserti acustici, passando dal soul del singolo “Frammenti” alle contaminazioni EDM della title-track. I temi trattati spaziano da riflessioni sulla musica, sulla scrittura e sul processo creativo, a riferimenti storici e letterari.

Questa la tracklist del disco: Assoluto, Arte Per L’Arte, Frammenti, Jesse Owens/Farenheit, Frammenti (Radio Edit).

Lo raggiungiamo per esplorare con lui il suo mondo musicale fatto non solo di rime.

Partiamo dal nome d’Arte: chi lo ha scelto, cosa vuol dire?
È una storiella simpatica! Oltre ad Assoluto, anche i miei primi due dischi sono stati prodotti da Hernan Brando (ex voce degli Hotel Buena Vida), originario di Buenos Aires, quindi di madrelingua spagnola. Una mattina mi ha telefonato euforico e mi ha detto: “L’ho sognato, l’ho sognato! Tu ti chiamerai Peligro!”. Ci siamo fatti una risata, però poi a mente fredda ci siamo confrontati e ci siamo detti: “Suona bene… perché no?”

Sì suona bene! E come e perché ti sei affacciato proprio al rap?
Non saprei dire… credo che sia il genere a scegliere l’artista e non il contrario. La prima volta che sentii un pezzo rap ero alle scuole medie, avevo appena iniziato ad approcciarmi alla musica (merito della mia famiglia, che la ama da sempre e l’ha sempre suonata e fatta suonare in casa), ma i miei ascolti andavano in tutt’altra direzione. Poi non so, il pezzo giusto sentito al momento giusto, quel codice comunicativo è entrato nei miei tessuti quasi inconsapevolmente… ed ora eccomi qui.

Sei fortunato come collocazione temporale, perché dopo anni di difficoltà, il rap in questo momento sta ottenendo i giusti riconoscimenti ed è il genere più amato dalle nuove generazioni, è così?
Credo che questo discorso fosse più valido 5 o 6 anni fa (ok, non ho detto un’era geologica fa, ma oggi i cicli e le mode si alternano molto più velocemente). Ovvio, il rap resta un genere importante in Italia e ormai il suo linguaggio è totalmente sdoganato al grande pubblico, ma non credo che si possa più parlare di “genere del momento”. Oggi è il nuovo cantautorato il genere di punta degli artisti italiani (basta ascoltare qualsiasi radio per rendersene conto) e non credo sia un caso che sempre più rapper stiano deviando artisticamente in quella direzione. I giovani restano i primi ad affezionarsi al rap, non c’è dubbio, ma come mai le generazioni “meno nuove” fanno così fatica ad innamorarsi di questo genere, nonostante l’elevatissimo numero di rapper in circolazione?

Nei testi dei rapper oltre alla denuncia, ci sono anche tante risposte e proposte… si può rappare tutto?
A parer mio, un rapper è tenuto a parlare di più cose possibili. Il rap ha una versatilità che gli altri generi non hanno e sarebbe uno spreco e un peccato non approfittare di questa “marcia in più” per parlare veramente di qualunque cosa.

Ci parli dell’ultimo tuo brano? A chi si rivolge, come è nato?
Il mio ultimo singolo si intitola Frammenti ed è un brano dal gusto black in cui il campione di Calls di Robert Glasper Experiment e Jill Scott scorre ininterrotto dando alla canzone una sfumatura marcatamente soul. La canzone è incentrata sul tema del ricordo, in particolare dei ricordi legati alle persone a cui si dice addio. Credo che sia un sentimento che tutti, prima o poi, proviamo… che sia l’addio a una persona amata, alla propria famiglia o ad un gruppo di amici, il senso di vuoto che si prova è sempre lo stesso… e il cuore va in frantumi. E in bocca, alla fine, resta il gusto dolce-amaro del ricordo e di promesse di rincontrarsi che, puntualmente, non vengono mantenute.

E a proposito di “voce del verbo rappare”, nei tuoi testi qual è la parola più strana (leggasi petalosa) che hai inserito?
Oddio, domanda difficile… ho inserito qua e là un paio di citazioni in latino, però probabilmente la parola più strana che io abbia mai inserito in un testo è, probabilmente, “encomiastico” ed è contenuta nel mio secondo album, Musica Dannata, uscito nel 2013.

Le donne rapper nel panorama italiano sono veramente poche, secondo te perché il rap è un genere strettamente maschile?
Mi ricollego alla tua domanda di prima, quella in cui chiedi se il rap possa o meno parlare di tutto. Dato che dal mio punto di vista la risposta è sì, anche le donne, se hanno da raccontare storie credibili, possono fare un ottimo rap… confido che mettere insieme un bel testo non sia una prerogativa squisitamente maschile. Secondo me negli anni è stato commesso un errore grave: troppo sessismo nelle canzoni. È una chiara derivazione di ciò che arriva dall’altra parte dell’oceano, la donna-oggetto nei testi rap è vecchia come Adamo ed Eva, ma non credi che sia possibile che questo fatto, negli anni, abbia allontanato le donne dal rap? Non sto parlando delle nuove generazioni, quella fascia di pubblico ha da sempre fame di figure maschili, perché funzionano e sono particolarmente adatte a colpire quel target specifico. Mi riferisco sempre alle fasce più adulte, quelle in teoria più consapevoli.

Però il rap non è un genere per soliste e basta, le collaborazioni sono sempre tante: tu a chi devi il grazie più grande?
Artisticamente parlando, ad oggi, il mio grazie più grande va ad Hernan Brando: mi ha preso sotto la sua ala che ero ancora un ragazzino e mi ha dato una forma mentis e un approccio alla musica per cui non posso non ringraziarlo di continuo.

Ed invece qual è la collaborazione impossibile che hai nel cassetto?
Se parliamo di sogni nel cassetto, sarei onorato di collaborare con Sia; penso che ad oggi sia una delle proposte artistiche più affascinanti e complete.

Io chiedo a tutti gli artisti come domanda finale qual è la loro nota musicale preferita e perché: esiste anche per un rapper una nota musicale preferita?
Più che una nota, posso dire di avere una scala preferita, cioè quello in DO Maggiore. Normalmente è la prima che si impara da bambini, quindi è il punto di partenza di qualsiasi musicista… è un bel modo di ricordarsi che, a prescindere dal genere, la musica ci accomuna tutti.

Ci saluti con un rigo di freestyle per Fratelli d’Arte?
Mi sono allontanato dal Freestyle da tempo, quindi (per i puristi che leggono) dichiaro ufficialmente che queste barre sono state abbondantemente preparate e studiate (ride ndr.).

“Ciao Fratelli d’Arte, l’arte è fratellanza
la musica è il lavoro che non conosce vacanza
per questo vi saluto, ma ci vediamo presto
al prossimo freestyle giuro che porto tutto un testo”


Peligro - Frammenti
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L'autore

Nadia Macrì

Nadia Macrì, è nata nel 1977 a Zurigo, ma ha vissuto anche in altre città italiane, isole comprese.
Non è chiaro se per vocazione o per bisogno, alterna pittura, radio, canto, web e scrittura all'arte della medicina. Segue con particolare interesse gli artisti emergenti e ama tutto ciò che è alternativo.
Ha all'attivo diverse collaborazioni con emittenti radiofoniche, case discografiche e portali musicali. Collabora con diverse associazioni locali e nazionali per la realizzazione di eventi musicali, ma ama soprattutto comunicare con gli artisti attraverso le sue interviste che conclude sempre con la stessa domanda semi-seria: qual è la nota musicale preferita. Quasi a voler costruire una melodia aggiungendo una nota per volta.
Di se stessa dice: "Ci sono quelli che sanno tenere i piedi per terra. E chi ha sempre la testa fra le nuvole. Nadia è a metà. Tra terra e cielo”.
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