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Intervista | Gli E.N.G.age, musicisti di un sogno

La loro musica è un invito a muoversi contro le convenzioni e l'apparenza

di Nadia Macrì - 16 marzo 2017
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Ci sono giovanissimi che ascoltano canzoni dentro due cuffiette in metropolitana e c'eravamo noi che cantavamo sulla spiaggia di notte attorno un fuoco ed a una chitarra. Musica giovane, emergente, che emerge e va verso l'alto. Ed è bastato un primo singolo agli E.N.G.age per collocarli in alto, lì dove energia, natura e gloria si incontrano in una melodia dal sapore grunge rock in un brano che racconta le paure dei giovani. Gli  E.N.G.age sono Gennaro Caggiano (chitarra e voce), Simone Oddo  (chitarra e cori), Andrea Santosuosso (basso) e Luca Meninno (batteria). 
Giovani che hanno scelto un nome che indica quell'invito ad esserci, impegnarsi, essere presenti, dire la propria sempre e comunque, a tutti i costi, contro le convenzioni, contro l’apparenza.
Giovani  che nella loro biografia scrivono: "Ora è tempo di scendere in campo, ora è tempo di ingaggiarsi per la pace nel mondo per la fine di tutti i conflitti per la fine della povertà e dello sfruttamento".
Giovani che concludono l'intervista dicendomi: "Grazie mille a nome di tutti gli E.N.G.age per averci dato la possibilità di esprimerci nel modo più libero e sincero possibile".
Giovani artisti dalla faccia pulita, musicisti di un sogno... quello della pace che è ancora possibile.
Guai a noi adulti se ostacoliamo il loro entusiasmo, poveri noi se non cogliamo le loro necessità e non promuoviamo la freschezza della loro musica, della loro arte. 

Partiamo dal vostro nome. Perché avete scelto la complessità di nome che si racconta fra acronimi e suoni?
In realtà non è stato un nome “meditato”. Al contrario di molti nomi di tante altre band, il nostro nome è arrivato all’improvviso, quasi come un lampo.
Solo dopo averci ragionato molto su e dopo averlo scritto su pagine e pagine nelle forme più disparate, ha raggiunto la sua attuale complessità anche se preferirei mantenermi lontano dal definire il nome E.N.G.age complesso. Credo, piuttosto, che sia un nome che richieda un po’ più di attenzione, che non vada letto con occhi superficiali, ma con occhi pronti ad acquisire informazioni sulle quali poter ragionare. Sono pienamente cosciente del fatto che potrebbe sembrare una scelta pretestuosa ma come gruppo attento alle problematiche esistenziali dei giovani, tra cui l’efferato desiderio di volere tutto nell’immediato, la nostra prima protesta parte proprio dal nostro nome che non è assolutamente di immediata comprensione.

Nel video del vostro singolo This cold cold blue avete mascherato gli strumenti musicali. C’è un significato preciso?
Certo e sono davvero felice che finalmente qualcuno l’abbia notato! Il motivo per il quale abbiamo mascherato i nostri strumenti è molto semplice ed al contempo molto importante; ci tenevamo a trasmettere il messaggio che l’aspetto esteriore non conta, perché anche dietro il più brutto e marcio pezzo di legno, può nascondersi la più bella delle armonie. Questo chiaramente è un qualcosa che riguarda moltissimi giovani, ovvero i nostri coetanei. Non cercate la ragazza che sia solo di bell’aspetto, cercate quella ragazza la cui bellezza più grande è la sintonia che si riesce a creare tra voi due. L’amore non sta nel bisogno di sfoggiare la bellezza della propria ragazza davanti ai propri amici per sentirsi superiori. L’amore sta tutto nel vedere quella persona come la più bella del mondo anche nei suoi peggiori momenti, non curanti del giudizio altrui. L’amore non è altro che la complicità di due persone portata ai massimi livelli.

Ma la musica è blu?
La musica è il più grande insieme di colori che si sia mai visto. Naturalmente, a volte si sceglie di enfatizzare di più un colore rispetto ad un altro per far si che il messaggio cucito su di esso sia di più facile comprensione.

Nei vostri testi parlate spesso di sogni e in Italia la strada per i giovani artisti non è semplice, secondo voi c’è il rischio che le paure si mescolino con i sogni?
Non è un rischio, è una certezza. Le paure sono l’unica cosa che anche se penseremo un giorno, di aver scacciato, saranno sempre dietro l’angolo ad aspettare un nostro passo falso per potersi gettare nuovamente su di noi. Per sconfiggere la paura dobbiamo imparare a conviverci nel miglior modo possibile, interfacciandoci con essa ogni giorno, così da capire cosa realmente ci dia quella sensazione sgradevole di inibizione. Dopo aver effettuato questo procedimento che sembra facile ma non lo è affatto, tutte le cose verranno da sé. Per tornare all’argomento della domanda, purtroppo di questi tempi si sogna poco, troppo poco. Abbiamo perso l’abitudine di sognare e questo non fa altro che rendere il terreno fertile per ogni tipo di paura. Per quanto riguarda la strada di un giovane musicista in Italia ed anche un po’ in tutto il mondo, la sua difficoltà ed i suoi ostacoli non fanno altro che accrescere la nostra passione per la musica e rendere ogni piccolo traguardo ancora più bello.

Dove vi vedete fra 20 anni?
Non vogliamo programmare nulla per il semplice motivo che non si può sprecare il presente pensando costantemente al futuro, altrimenti si vivrà in una perenne attesa a tratti dilaniante. Per il momento non ci lasciamo sfuggire nessuna opportunità, sperando in un domani migliore.

Facciamo un passo indietro, come nasce il vostro amore per la musica?
A questa domanda non posso rispondere a nome di tutta la band perché ognuno di noi ha avuto un modo unico e particolare di innamorarsi della musica. Vi parlerò della nascita del mio personale amore per la musica.
Ero molto piccolo, avrò avuto all’incirca dieci anni quando un mio amico, di punto in bianco mi fece ascoltare Back In Black degli AC/DC. Sin dalla prima nota, ricordo che fui come “illuminato”, che qualcosa dentro di me mi dicesse: "hai trovato la tua strada". Nonostante ciò, all’inizio ero un po’ reticente nei riguardi della musica come ragione di vita, fino a quando questa non mi salvò la vita. Da quel giorno tutto cambiò, tutto fu chiaro. La musica doveva essere la mia strada. Quindi, una volta impratichitomi di più sulla chitarra, misi in musica quelle che prima erano delle mie poesie e così andai avanti nota dopo nota, parola dopo parola. La musica non mi salvò la vita solo quella volta, la musica mi salva la vita ogni giorno.

Sappiamo che state lavorando ad un progetto discografico, che suoni dovremmo aspettarci?
Nella nostra musica ci piace sperimentare quante più sonorità possibili ed anche mescolarle tra loro. Tutto ciò, però, nasce da un’anima grunge/post-grunge, ovvero costituita da suoni crudi e diretti che non hanno paura di sporcare e di tenere attente le orecchie dell’ascoltatore. Da questa anima poi, inizia tutto il nostro lavoro di sperimentazione che vede di unire generi anche contrastanti tra loro quali il reggae con il punk, per fare un esempio. Insomma, il nostro progetto discografico è un qualcosa di molto diretto, sia nella parte musicale che in quella cantautorale per i vari temi affrontati, molto attenti ai problemi inerenti al sociale. Il nostro desiderio più grande, è quello di essere apprezzati in più ambiti musicali possibili, dal blues al metal, dal punk al pop, dal crossover all’indie, solo per citarne alcuni. La nostra musica non ha un solo genere, quindi perché chiamare a sé una sola tipologia di pubblico?

E le vostre canzoni come e dove nascono?
Le nostre canzoni nascono da tutto ciò che ci circonda nel mondo esterno e da tutto ciò che ci assale nel mondo interno. Esse nascono in momenti molto particolari, momenti in cui non si può far altro che scrivere e sputare fuori tutte le emozioni che ci assalgono in modo quasi brutale. In quei momenti è come se non fossimo noi a scrivere ma facessimo solo da tramite tra la nostra parte più nascosta ed il mondo di fuori.
Non c’è un momento particolare in cui l’ispirazione decida di farci visita, sappiamo solo che quando arriva non possiamo tirarci indietro.

E’ appena terminato il Festival di Sanremo. Avete ascoltato i brani dei giovani in gara? Chi vi ha incuriosito di più musicalmente?
Abbiamo ascoltato con molta attenzione i brani presentati in gara e l’artista che più di tutti ha catturato la nostra attenzione è stato Ermal Meta. Per il semplice fatto che sul palco non ha portato un personaggio totalmente costruito ma ha portato se stesso. Cosa molto complicata nel mondo dell’uniformità in cui viviamo oggi.

In chiusura una domanda semi-seria: avete una nota musicale preferita e se sì, ci dite il motivo?
Questa è una domanda molto seria e risponderò sempre come Gennaro Caggiano e non come E.N.G.age per il semplice fatto che, per un musicista, la preferenza di una nota rispetto alle altre è molto soggettiva, perché dietro quella nota può nascondersi una grande storia.
La mia nota preferita, o meglio il mio accordo preferito (ovvero un insieme di note) è MI bemolle minore. La storia che si nasconde dietro di essa è molto particolare perché fino a poco tempo fa non avevo nessuna nota o accordo in particolare da preferire agli altri, li vedevo tutti allo stesso modo. Un giorno però, parlando con una persona che di lì a poco sarebbe diventata molto importante per me, scoprii che il MI bemolle minore era il suo accordo preferito. Quando le chiesi il motivo di questa scelta, lei mi rispose che quell’insieme di note era capace di far percepire un suono sia rassicurante che malinconico, tutto dipendeva dallo stato d’animo dell’ascoltatore.
Devo dargliene atto, perché nelle giornate trascorse insieme, questo accordo era caldo e rassicurante. Da quando lei, però, scelse di voler pian piano scivolare via da me, iniziai percepirne anche la malinconia. Alla fine, quando scomparse del tutto dalla mia vita, quell’accordo perse definitivamente ogni barlume di positività.
Al momento la mia vita è, in qualche modo “accordata” in MI bemolle minore, sperando di poter ascoltare nuovamente quel suo lato caldo e rassicurante che per tanto tempo è stato la culla dei miei pensieri.


E.N.G.age - This cold cold blue (official video)
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L'autore

Nadia Macrì

Nadia Macrì, è nata nel 1977 a Zurigo, ma ha vissuto anche in altre città italiane, isole comprese.
Non è chiaro se per vocazione o per bisogno, alterna pittura, radio, canto, web e scrittura all'arte della medicina. Segue con particolare interesse gli artisti emergenti e ama tutto ciò che è alternativo.
Ha all'attivo diverse collaborazioni con emittenti radiofoniche, case discografiche e portali musicali. Collabora con diverse associazioni locali e nazionali per la realizzazione di eventi musicali, ma ama soprattutto comunicare con gli artisti attraverso le sue interviste che conclude sempre con la stessa domanda semi-seria: qual è la nota musicale preferita. Quasi a voler costruire una melodia aggiungendo una nota per volta.
Di se stessa dice: "Ci sono quelli che sanno tenere i piedi per terra. E chi ha sempre la testa fra le nuvole. Nadia è a metà. Tra terra e cielo”.
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1 feb 2017 | 558
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